Stefano Merenda:
art director, autore e istruttore di Qigong
“Ogni ragazz* dovrebbe fare esperienza all’estero, ti fa crescere e capire chi sei e cosa vuoi, o comunque mette le basi per farlo.”
Ciao Stefano, ci racconti brevemente chi sei?
Sono nato e cresciuto a Milano (1973), mi sono diplomato in tecnica della grafica e della pubblicità e ho iniziato a studiare pubbliche relazioni allo I.U.L.M., che ho abbandonato dopo essermi accorto di voler fare esperienza pratica più che teorica.
Mi sono trasferito a Londra dove farcivo panini, quindi ho passato tre estati come animatore nei villaggi, e infine, rinsavito, mi sono trasferito a Monaco di Baviera (1997) dove ho cominciato a lavorare in pubblicità in diverse agenzie e infine aprendo la mia.
Stefano, designer e scrittore e maestro di Qigong: come si intrecciano queste 3 anime nel tuo percorso professionale e personale a Monaco?
Molto bene direi, sono bravo a organizzare il mio tempo, non ho figli e ho bisogno di poche ore di sonno. Inoltre ho molti interessi, e se non sperimento cose nuove mi sento insoddisfatto, da breve sono anche docente universitario, la mia comfort zone è la no comfort zone. Voglio poter guardarmi indietro a 90 anni e dire, bravo non hai buttato via la tua vita.
Vivi a Monaco da moltissimi anni. Cosa ti aveva spinto inizialmente a trasferirti e cosa ti ha fatto restare così a lungo?
Mi ha spinto l'amore per una ragazza, ma la storia si è conclusa in fretta, ho deciso di restare (massimo 2 anni mi dicevo) ma la vita prende la sua strada: nuovo lavoro, nuovi amici, una nuova compagna che ora è mia moglie… insomma la mia vita ora è qui, in una città che ti da la possibilità di crescere, umanamente e professionalmente; cosa che in Italia ho visto sempre difficile. A volte per la troppa burocrazia, altre per chiusura mentale.
In che modo l’esperienza internazionale ha influenzato il tuo modo di progettare — e di scrivere? Ci sono differenze tra il “design mindset” italiano e quello tedesco che hai interiorizzato?
Ogni ragazz* dovrebbe fare esperienza all’estero, ti fa crescere e capire chi sei e cosa vuoi, o comunque mette le basi per farlo. Per ciò che concerne il mio lavoro, è utile a capire come la creatività trovi altre forme ed espressioni. Posso dire che in Germania, il gusto grafico è più pulito ed elegante, mentre in Italia si tende ancora a “sovraccaricare”. Un esempio banale, mentre in Italia è normale (per fortuna sempre meno) vedere campagne pubblicitarie con un decolté in primo piano, qui sarebbe (e menomale!) impensabile. Quindi sì anche l'ambiente in cui ti muovi influisce il tuo design mindset.
Qual è stato il momento in cui ti sei sentito più orgoglioso del tuo percorso, tra carriera nel design e pubblicazione dei tuoi libri?
Mi ritengo fortunato nel dire di avere spesso queste piccole soddisfazioni in cui cammino per strada o sfoglio una rivista e vedo una mia pubblicità, oppure il logo da me creato brillare sulla facciata di un' azienda. Stessa cosa per i libri, quando finalmente tengo in mano il mio ultimo romanzo, o lo vedo sugli scaffali delle librerie. Ma una cosa che mi sta dando molta soddisfazione ultimamente sono i miei studenti del corso di Design Management. A volte sono così bravi che mi verrebbe da dire loro, ok io mi limito al Qigong, vi lascio il mouse, accomodatevi.
Dopo tanti anni all’estero, qual è il tratto più italiano che senti di aver preservato — o addirittura rafforzato — vivendo in Germania?
Il concetto di vivi e lascia vivere. Non so in altre città, ma a Monaco la gente si sente in diritto di correggerti nel momento in cui non fai una cosa come andrebbe fatta, che so, attraversare a piedi col rosso una strada lungo cui da diversi minuti non passa anima viva. Ecco, troverai il passante che aspetta il verde e che ti farà notare ciò che hai fatto agitando il dito indice. Ma non mi avranno mai!, non correggerò uno sconosciuto per un comportamento innocuo e che tutto sommato non mi riguarda affatto.
Informazioni su Stefano
www.propella-design.de
www.isar.gigong.de
LIbri: qui
Mara Zatti
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