Una carriera internazionale nella sostenibilità, sognando progetti di sviluppo urbano sostenibile
“Ho lasciato l’Italia subito dopo il liceo, a 18 anni. Sentivo che il contesto in cui vivevo non rispecchiava pienamente il mio modo di pensare. Avevo il bisogno di uscire dalla mia realtà, esplorare e capire dove mi sentissi davvero a casa. Con il tempo ho capito che partire era anche una ricerca di identità e di appartenenza, un’esperienza che accomuna molte persone che decidono di vivere all’estero.”
Ci racconti brevemente chi sei?
Sono nata e cresciuta a Roma, e oggi vivo a Copenaghen. Ho studiato informatica, inizialmente per curiosità: all’epoca era una disciplina nuova e mi interessava esplorarne le potenzialità.
La mia carriera si è poi sviluppata in modo fortemente internazionale. Ho studiato e lavorato in Europa, nel Regno Unito, in Asia e oggi nei Paesi nordici. Questo percorso ha profondamente influenzato il mio modo di lavorare. Oggi mi occupo di marketing strategy e sustainability engagement, aiutando organizzazioni a crescere in modo coerente con i propri valori e con un impatto positivo.
Cosa ti ha spinto a intraprendere un percorso all’estero?
Ho lasciato l’Italia subito dopo il liceo, a 18 anni. Sentivo che il contesto in cui vivevo non rispecchiava pienamente il mio modo di pensare. Avevo il bisogno di uscire dalla mia realtà, esplorare e capire dove mi sentissi davvero a casa.
Con il tempo ho capito che partire era anche una ricerca di identità e di appartenenza, un’esperienza che accomuna molte persone che decidono di vivere all’estero.
Quali sono, secondo te, gli elementi fondamentali per costruire una carriera all’estero?
Apertura mentale, resilienza, pazienza e capacità di adattamento.
Aggiungerei anche l’umiltà: inserirsi in un nuovo Paese significa entrare in culture e modi di lavorare diversi. Sapere che ciò che portiamo ha valore, ma ricordarsi di essere “gli ultimi arrivati” aiuta molto nell’integrazione, sia personale che professionale.
Come riesci ad applicare la tua professionalità a contesti così diversi tra loro?
Attraverso osservazione, ascolto e comunicazione. Prima di agire cerco sempre di capire chi ho davanti e qual è il loro livello di comfort.
Quando mi trovo in un contesto che non conosco bene, sono molto trasparente e lo dico apertamente. Chiedo feedback e invito le persone a segnalarmi se qualcosa non è culturalmente appropriato. L’onestà e la volontà di imparare vengono apprezzate ovunque: alla fine, un passaporto non definisce una persona.
Come ti sei adattata ai vari Paesi in cui hai risieduto?
Con curiosità e osservazione. Ogni Paese ha regole non scritte, soprattutto nel mondo del lavoro. Ho sempre cercato di vivere ogni trasferimento come un’opportunità di scoperta, immergendomi nella cultura, nelle persone e, per quanto possibile, nella lingua.
Questo approccio mi ha aiutata a sentirmi parte dei contesti in cui vivevo, anziché semplicemente di passaggio.
Qual è stata la sfida culturale che ti ha colpito di più appena trasferita? E come l’hai superata?
La sensazione di sentirsi completamente persi. All’inizio non conosci i luoghi, le regole implicite, le persone, e questo può essere destabilizzante.
Con il tempo ho imparato a riconoscere questa fase e a viverla come un’opportunità. Oggi l'affronto con curiosità, trasformandola in una sfida personale: capire quanto velocemente riesco a orientarmi e a sentirmi a casa. Questo rende il cambiamento più leggero e molto formativo.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi progetti e come immagini la tua carriera nei prossimi anni?
Mi vedo sempre più coinvolta in progetti legati alla sostenibilità e all’impatto sociale. Mi piacerebbe lavorare in aziende, associazioni o contesti pubblici in cui unire la mia esperienza in marketing, comunicazione ed eventi al lavoro sulla sostenibilità applicata alla vita quotidiana.
Nel mio scenario ideale, contribuirei a progetti di community engagement e di sviluppo urbano sostenibile, aiutando a creare comunità più umane e vivibili. Nel frattempo, continuo con entusiasmo a collaborare con organizzazioni orientate all’ESG, supportandole nel crescere e nell’aver un impatto positivo.
Mara Zatti
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