Biagio Di Leo:
tra filosofia e marketing, passando da Berlino
(e un MBA)
“Mi sono poi dedicato al marketing, perché ho visto in questa materia un punto di incontro tra i miei studi di filosofia e il business: il marketing come la filosofia, cerca sempre il “perché”, non nei massimi sistemi ma nel comportamento del consumatore. E devo dire che l’incontro è stato proficuo!”
Ciao Biagio, ci racconti brevemente chi sei?
Nato e cresciuto in provincia di Salerno, fino al trasferimento a Milano per studiare filosofia; questo è stato già un piccolo/grande cambio culturale: nel 2001 il divario tra nord e sud era ancora più palpabile di adesso.
Mi sono poi dedicato al marketing, perché ho visto in questa materia un punto di incontro tra i miei studi e il business: il marketing come la filosofia, cerca sempre il “perché”, non nei massimi sistemi ma nel comportamento del consumatore. E devo dire che l’incontro è stato proficuo!
Cosa ti aveva spinto a partire per l’estero e cosa, invece, ti ha motivato a rientrare in Italia?
Ad un certo punto ho sentito come il richiamo del mondo. Già durante i miei studi avevo fatto lunghi soggiorni all’estero, in Australia, USA e Spagna; poi il mio lavoro in Vodafone mi aveva portato a collaborare con altri paesi europei e mi sono chiesto se fosse il momento di allargare un po’ gli orizzonti e soprattutto imparare qualcosa di nuovo.
Così ho fatto le selezioni per i migliori MBA europei e alla fine sono atterrato all’ESADE di Barcellona: mai scelta è stata più giusta! È stata davvero un’esperienza trasformativa, personalmente e professionalmente.
Il rientro è stato più che altro un caso; ero certo di voler lasciare la Germania, ma per trasferirmi in Spagna. Invece sulla strada ho trovato il Covid, che mi ha costretto a stare fermo per 6 mesi in Italia. Durante questo riposo forzato, ho ripreso contatti con la business school con cui già collaboravo occasionalmente e ho iniziato ad insegnare con più frequenza: ho scoperto una passione incredibile per questo lavoro e mi ci sono buttato.
Quali sono, secondo te, gli elementi fondamentali che hai acquisito all’estero e che ti hanno aiutato a crescere professionalmente qui in Italia?
A livello professionale, la formazione dell’MBA mi ha sicuramente fatto fare un salto di livello: ho acquisito una comprensione migliore delle dinamiche aziendali e imparato tantissimo anche a livello tecnico. Ma nello stesso tempo mi ha dato anche un’apertura mentale incredibile: eravamo un gruppo di 150 studenti da 54 paesi diversi! Mi ha proiettato in una dimensione multiculturale che ancora oggi credo sia il più grande insegnamento ricevuto in quegli anni.
Cosa che ho ricercato dopo nel lavoro a Berlino: in Babbel c’era lo stesso melting pot di persone, lingue e culture.
Senza quanto imparato all’MBA e poi applicato in Babbel, non potrei fare il lavoro che faccio adesso: mi sarebbe mancato un punto di vista sia tecnico che manageriale importantissimo nella didattica.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi progetti e come immagini la tua carriera nei prossimi anni in Italia?
Al momento dico sempre che sto facendo il lavoro più bello del mondo! Quindi il mio progetto è di continuare ad insegnare, ma farlo sempre meglio, imparando nuovi metodi didattici e aiutando maggiormente i miei studenti nella loro carriera.
Qual è stato il momento in cui ti sei sentita più orgoglioso del tuo percorso, tra l’esperienza all’estero e il rientro in Italia?
I momenti più belli sono quelli del riconoscimento (umano prima che professionale) ricevuto dalle persone con cui ho collaborato. Ritornare a Berlino dopo 8 anni e sapere di avere ancora un bel network di persone che stimo, è sicuramente motivo di orgoglio: ho costruito relazioni umane e professionali di cui vado molto fiero.
Come sono fiero adesso dei miei studenti, quando li vedo fare una bella presentazione per un brand o confrontarsi in aula con i manager, e soprattutto quando vedo che hanno successo nella loro carriera: è una sensazione indescrivibile di felicità e orgoglio, per aver contribuito (pur in minima parte) alla costruzione del loro futuro.
Qual è stata la sfida più grande nel rientrare in Italia dopo anni all’estero? E come l’hai affrontata?
In realtà non ho incontrato grandi difficoltà nel rientrare in Italia. L’unica vera sfida è stata il periodo del Covid, che ha reso il contesto lavorativo più incerto e mi ha costretto in parte a reinventarmi professionalmente. Proprio in quel momento, però, ho trovato un terreno molto fertile nel mondo della scuola, che mi ha dato l’opportunità di mettere a frutto le competenze e le esperienze maturate all’estero. È stato un percorso di adattamento, ma anche di scoperta di nuove opportunità.
Quali sono, secondo te, i tre principali vantaggi di vivere e lavorare in Italia oggi rispetto all’estero?
Per me il vantaggio principale è la vicinanza alla famiglia e alla mia rete sociale. Tornare a vivere in Italia mi ha permesso di recuperare relazioni importanti e avere un maggiore supporto personale, che contribuisce al benessere quotidiano.
Sono anche convinto che l’Italia offra opportunità interessanti soprattutto per chi ha maturato esperienze internazionali. Le competenze acquisite all’estero possono rappresentare un valore aggiunto in molti contesti lavorativi italiani, soprattutto in aziende che vogliono internazionalizzarsi.
Infine, permettetemi un momento sdolcinato: credo che l’Italia sia il paese più bello del mondo! Vivere qui alimenta di continuo il piacere estetico, culturale, gastronomico, contribuendo a rendere la vita quotidiana unica e speciale.
Mara Zatti
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